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La vita, la storia
Nato a Castrum Gualterii (l'attuale Castel
Gualtieri, in diocesi di Reggio Emilia) verso la metà del sec. XII, dalla
famiglia Avogadro, come alcuni sostengono, oppure, più probabilmente, dai Conti
di Sabbioneta.
La prima data sicura della sua vita è il 1180,
anno in cui fu eletto priore dei Canonici Regolari di S. Croce di Mortara (Pavia).
Nel 1184 fu nominato vescovo di Bobbio e l'anno seguente trasferito a Vercelli,
che governò per vent'anni. In questo periodo vercellese svolse con rara
prudenza e fermezza missioni di portata nazionale e internazionale: fu
mediatore tra Clemente III e Federico Barbarossa, il cui successore, Enrico VI,
costituì Alberto principe dell'Impero. Per incarico di Innocenzo III nel 1199
rimise in pace Parma e Piacenza, ciò che il 12 genn. 1194 aveva già fatto a Vercelli
per Milano e Pavia. Nello stesso 1194 dettò statuti per i canonici di Biella;
verso il 1200 decise in una lite tra l'abate e il preposto di S. Ambrogio di
Milano; nel 1201 fu fra i consiglieri per regola degli Umiliati, trasformati in
ordine religioso da Innocenzo III. Importanza speciale, in questo periodo
vercellese, ha il sinodo diocesano celebrato nel 1191, di grande valore per la parte
disciplinare, che continuò a servire di norma fino ai tempi moderni.
Innocenzo III con lettera del 17 febb. 1205, chiese
ad Alberto di accettare l'elezione a
Patriarca di Gerusalemme.
Sulla fine dell'anno Alberto
otteneva varie facoltà e il pallio.
Giunse in Palestina all'inizio
del 1206, ma, non potendo entrare in Gerusalemme occupata dai Saraceni, fissò
la sua sede ad Accon (S. Giovanni d'Acri).
Anche da patriarca Alberto ebbe incarichi di
straordinaria fiducia dal papa: fu mediatore di pace tra il re di Cipro e
quello di Gerusalemme, fra il re di Armenia e il conte di Tripoli, tra questo
e i Templari, fra il re di Armenia e gli stessi Templari, tra il re di Cipro e
il suo connestabile. In campo ecclesiastico si oppose all'arcidiacono di
Antiochia, che sostituì con un'altra persona; si oppose al conte di
Tripoli, che teneva prigioniero il patriarca di Antiochia; depose il patriarca
greco intruso e fece eleggere un nuovo patriarca latino; annullò la scelta
invalida dell'arcivescovo di Nicosia in Cipro e ne fece eleggere un altro; col
sultano d'Egitto operò uno scambio di prigionieri e mandò legati al sultano di
Damasco per la pace in Terra Santa. Fu sempre molto stimato da Innocenzo III,
che gli inviò molte lettere e ne apprezzò la saggezza, la prudenza e la
fortezza, attribuendo alla sua opera se la Terra Santa non finì del tutto sotto
il dominio dei Saraceni. Il 19 apr. 1213 il papa lo invitava al Concilio
Lateranense IV, al quale non poté, però, partecipare per il sopraggiungere
della morte.
Verso
il 1208-1209 Alberto scrisse la Formula di vita (che diventerà nel 1247 con l'intervento di Innocenzo IV regola) carmelitana,
che indirizzò al priore del Monte Carmelo, un non meglio specificato B. (poi
detto Brocardo), e agli altri « eremiti
che sotto la sua obbedienza abitano presso la Fonte» alla sacra montagna.
Breve
ed essenziale, la Formula di vita è un saggio prezioso della mente e
dello spirito di Alberto, ed è da ritenersi un testo importante della
spiritualità medievale. Alberto codificò certamente quella che era la
tradizione monastica del Carmelo, ma vi manifestò indubbiamente i tratti
caratteristici della sua anima. Non per nulla la formula di vita, così
parca e discreta relativamente a vere e proprie prescrizioni disciplinari,
insiste particolarmente sullo spirito della nuova istituzione orientata verso la
continua orazione e la meditazione della parola di Dio, e al clima interiore ed
esteriore di silenzio, al raccoglimento e al distacco, che favoriscono l'intimo
contatto con Dio.
Per
questo testo, che è ancora la legge basilare della formazione e della
disciplina religiosa del Carmelo, l'Ordine venera S. Alberto come proprio legislatore.
Mentre ad Accon il 14 sett. 1214 partecipava ad
una processione, Alberto fu ucciso a colpi di coltello dal Maestro dell'Ospedale
di Santo Spirito, che egli aveva rimproverato e deposto per la sua cattiva
condotta.
Per approfondire
A
cura di Saggi Ludovico, Santi del Carmelo, Institutum
Carmelitanum, Roma, 1972.
Boaga Emanuele, Celebrare i nostri santi, Ed. Carmelitane, Roma, 2009.
Proprio della Liturgia delle Ore dell'Ordine
Carmelitano, Centro Stampa
Carmelitano, Roma 2004.
La preghiera carmelitana
Con
la riforma dopo il Vaticano II, S. Alberto è celebrato da tutto il Carmelo come
festa il 17 settembre.
Celebrazione
liturgica
La liturgia è propria.
Riportiamo per intero il commento di Possanzini.
Messa
Il Santo viene celebrato quale
legislatore dell'Ordine, e poiché la Norma di vita da lui data è centrata nella
continua meditazione della S. Scrittura e nella preghiera, lo schema della
celebrazione vuol essere un invito alla Bibbia, fermento della vocazione
contemplativa ed apostolica del Carmelo. Da qui la scelta dell'antifona d'ingresso
(Gs 1, 8), del canto al Vangelo (Col 3, 1 6a. 17); mentre il salmo
responsoriale (Sal 118) canta le lodi della Parola di Dio, sottolineando ancora
il tema della perenne meditazione di essa.
Nell'orazione si ringrazia Dio
che, per mezzo di Sant'Alberto, ci ha dato una Norma di vita evangelica per
guidarci alla perfetta carità, sapendo cogliere il punto centrale del propositum
dei carmelitani: «vivere in ossequio di Gesù Cristo e a lui servire con
cuore puro e retta coscienza». Quindi la sua osservanza fedele ci conduce al
perfetto amore di Dio e del prossimo.
La prima lettura della Messa è
presa dalla Lettera di S. Paolo agli Efesini (6, 10-18), dove abbiamo in gran
parte, il contenuto che costituisce il capitolo della Regola sulle armi
spirituali.
Il brano evangelico di Matteo
(20, 25-28) ci presenta Gesù come il servitore e lo schiavo di tutti; ciò che
il Legislatore richiede in colui che è chiamato a esercitare l'autorità nelle
nostre comunità.
La custodia della Parola - che deve essere annunciata ai
fratelli - e la continua meditazione della S. Scrittura ritornano nelle orazioni sopra
le offerte e dopo la comunione.
Liturgia delle Ore
Nella Liturgia delle Ore gli
inni lo proclamano pastore solerte delle anime a lui affidate, legislatore
saggio del nostro del nostro Ordine, mediatore di pace tra i popoli e i
principi cristiani e anche tra capi musulmani e cristiani per favorire
relazioni più civili.
Nell'Ufficio delle letture si
riprendono i temi già citati per la Messa.
Proposta
Proponiamo
come spunto di riflessione e preghiera uno stralcio dal brano della Regola
carmelitana, proposto nel proprio della liturgia come seconda lettura dell'Ufficio.
Dovete
custodire i cuori con i santi pensieri. Sta scritto: i santi pensieri saranno
la tua salvezza. Rivestitevi con la corazza della giustizia, amando il vostro
Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza, e il vostro
prossimo come voi stessi. Tenete sempre in mano lo scudo della fede con il
quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Senza la fede ,
infatti, è impossibile essere graditi a Dio. Prendete anche l'elmo della
salvezza affinché vi aspettiate salvezza da Dio soltanto; egli infatti salverà
il suo popolo dai suoi peccati. La spada dello Spirito che è la Parola di Dio,
dimori abbondantemente nella vostra bocca e nel vostro cuore. E tutto quello
che fate si compia nel nome del Signore.
Preghiamo
O san Alberto, aiutaci con la tua
intercessione a custodire i nostri cuori con santi pensieri; che la Parola del
Signore possa sempre più abitare dentro di noi, nel nostro cuore e sulle nostre
labbra. Essa sia la compagna mai dimenticata nel nostro cammino, sia la forza e
la luce dell'amore che ci insegna a compiere ciò che è giusto e buono agli
occhi del Signore Amen.
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