Tempo di Quaresima: un tempo
per scoprire il valore del silenzio e della
preghiera; un tempo per
superare l’egoismo e vivere nella logica del DONO
e dell’Amore.
Le “meditazioni per la Quaresima di don Enzo Boschetti” trasmettono
semplicità e amore e ci indicano la strada per la conversione, ci dicono come
tradurre la Parola
di Dio nella nostra vita di ogni giorno, dal lavoro al tempo libero, dalla
ricchezza alla povertà, dall’egoismo alla solidarietà, alla condivisione.
«Gesù - afferma don Enzo — con
la massima libertà e chiarezza, senza
paura di chiedere troppo,
dice quali sono le condizioni necessarie per
seguirlo. La prima condizione
è: “rinnega te stesso, prendi ogni giorno la
tua croce e seguimi”. Ecco:
bisogna arrivare a strappare i mali della
superficialità, della non
trasparenza per fare posto a Dio.»
Don Enzo si pone, quindi, una prima domanda: «Quale
digiuno Dio vuole da
noi?». La
risposta è immediata:«Il primo digiuno si esprime nella carità,
non come pratica esteriore,
ma vera partecipazione alla vita dei miseri, dei
poveri. Non è importante fare
cose grandi, gesti clamorosi; sempre
troveremo persone che hanno
bisogno di un sorriso, di un gesto di
gentilezza, di un atto di
attenzione. Sempre troveremo il fratello che ha
bisogno di essere amato,
compreso, perdonato. Digiunare, cioè fare a meno
di qualcosa, non deve
renderci tristi. L’ottimismo, la serenità, il coraggio
per un cristiano sono d’obbligo,
mai facoltativi. Certo non è così facile
rinunciare: a volte siamo
così attaccati alle nostre abitudini!».
Don Enzo ci suggerisce:«Creiamo
momenti di confronto con il Signore in un
contesto di silenzio e di
interiorità. Nutriamoci della Parola di Dio: essa è
come un seme che attecchisce
soltanto quando siamo aperti all’accoglienza.
Una
breve sosta per riflettere sfocia in alcuni interventi:
·“Per
me digiuno significa svuotarmi del superfluo, ma anche di tante cose che
ritengo necessarie. Digiuno è fare silenzio nella mente e nel cuore per fare
spazio al Signore, per accoglierlo in pienezza.
·Don
Luigi Bosotti,( sacerdote della CdG) in sintonia con don Enzo, cita i 40 giorni
trascorsi da Gesù nel deserto. “La tentazione continuamente ci mette in
crisi, ma continuamente ci rinnova. Bisogna fare in modo che quello che c’è
intorno a noi faccia silenzio per dare spazio al Signore. Bisogna arricchire
continuamente la nostra solitudine per sperimentare che la tenerezza di Dio
come persone ,è la ricchezza del servizio verso i fratelli. Gesù, di fronte
alla tentazione, ci fa capire che la
Parola di Dio è al di sopra di tutto.”
·“Quanto
è importante per me il silenzio! Mi aiuta a vivere nell’essenzialità. Mi
rigenera; le preoccupazioni non svaniscono, ma sono trasfigurate nella luce che
viene dalla Parola di Dio.”
·“Non
ho mai inteso l’elemosina come dono di un’offerta in Chiesa o per la strada. Mi
piace, invece, regalare un sorriso ad una persona che non sorride mai. Lo
ritengo un raggio di sole in una giornata grigia, un segno d’amore. Questo è
ciò che cerco di mettere in pratica nella mia quotidianità; un sorriso è poca
cosa, ma può ridare speranza, può aiutare a ripartire. Donate la gioia, diceva
Madre Teresa, donatela ai bimbi e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono
soli, donate sempre un gaio sorriso, donate non solo le vostre premure, ma
anche il vostro cuore.
Al digiuno si associa
l’elemosina che può a sua volta, dirsi
misericordia,una misericordia
che abbraccia molte opere buone. Papa
Benedetto XVI, nell’incontro
del mercoledì delle Ceneri, ha citato San
Gregorio Magno per il quale
il digiuno è reso santo da ogni gesto di
generosità che dona ai
poveri, ai bisognosi e che è frutto di una nostra
privazione.
Viene spontaneo chiedersi: il
nostro amore sa diventare condivisione,
attenzione, dialogo, ascolto?
Una testimonianza ci racconta l’esempio di
una persona che rimasto
vedovo giovanissimo, da anni condivide la sua
mensa con una famiglia povera. Il dolore
avrebbe potuto renderlo apatico
ed indifferente, Il dolore si
è trasformato in amore.
«Digiuno ed elemosina, diceva
S.Agostino, sono le due ali della
preghiera (terza
caratteristica della Quaresima).
Per don Enzo « non si può immaginare
un rapporto con Dio senza la
preghiera, non si può pensare ad un rapporto
di fiducia, d
i corresponsabilità senza
formulare ciò che il cuore ci suggerisce. La
preghiera è centrale nella vita dell’uomo, è
un modo per esprimere la
nostra vita. Innanzitutto
essa è un ascolto che presuppone silenzio
interiore, raccoglimento, comunione con il
Signore. Non si può ascoltare se
dentro al nostro cuore c’è l’inquietudine, la
confusione. Solo la preghiera
che ama è una preghiera libera, che sa
ricominciare sempre».
Chiediamoci che posto ha
l’amore nella nostra preghiera, nella Eucaristia,
nell’agire di ogni giorno.
Ricordiamo, poi, che la preghiera non deve
limitarsi ai problemi personali, ma sia
preghiera universale, preghiera che
fa memoria di quelli che non pregano e per i
quali dobbiamo pregare.
L’invito di Gesù è di essere dei testimoni
nella vita di ogni giorno, consci
che per superare le difficoltà dobbiamo essere
coraggiosi, certi che il
Signore non permette mai difficoltà superiori
alle nostre forze.
Accogliamo la Quaresima come
momento per imparare a vivere con più
amore. Impariamo ad abbandonarci al Signore, a
ringraziarlo e ad essere
contenti, ad esprimere la
gratitudine, a non pensare soltanto a noi stessi,
ad essere strumenti validi nelle sue mani.
Si
conclude l’incontro con il canto del Vespro presso il Monastero carmelitano con
la preghiera delle Sorelle:
«Signore Gesù,
donaci la forza del tuo amore perché sappiamo ascoltarti
nei bisogni dei
fratelli e vivere il digiuno della nostra volontà per aprirci alla
misericordia
che genera vita».
Gli Amici di Casa Speranza
Via del Bottegone, 9 - 13900 Biella Chiavazza - Bi
L’abbraccio di D. Enzo Boschetti ai suoi amici
Festa del Natale e qualcosa in più…
Cosa sognava D. Enzo per i suoi ragazzi? Cosa voleva trasmettere loro con la sua preghiera, con il suo esempio e la sua azione?
Il “Don” sognava vita nuova per ciascuno di loro, desiderava un cammino di maturità umana e di fede che potesse aiutarli a disegnare nuovi orizzonti.
Ho camminato su prati artificiali.
Ho cercato di afferrare luci che sembravano stelle.
Ho riempito il vuoto del cuore con amori che sembravano perle.
Poi Tu, o Signore, hai bussato alla mia porta.
Lasciarti entrare?
Cosa mi interessa di te! Che cosa puoi offrirmi che non possa comprarmi da solo?
Ma il tuo bussare alla porta ha continuato…sono apparse all’orizzonte della mia vita testimonianze di vite felici perché donate a te, e questo mi ha fatto riflettere: “ e se provassi a fidarmi di Dio? E se provassi a lasciargli aperta la porta almeno con una fessura?”.
Ed ecco: ha funzionato!
Ho riscoperto l’Amico lasciato. Mi sono lasciato toccare dalla tua misericordia. Ho conosciuto l’amore spirituale che risana, fortifica, consola e un nuovo orizzonte di vita si è aperto davanti a me.
Ogni successore di Pietro, capo della primitiva comunità cristiana di
Roma, è anche Vescovo di Roma, ma, dovendo dedicarsi a tutta la Chiesa,
affida la cura pastorale di questa Diocesi a un Cardinale Vicario.