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Affrettiamoci a conoscere il Signore!

Gesù chiama Matteo a seguirlo  (Mt 9-13)

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Ero seduto al banco delle imposte.
Il mio unico pensiero era accumulare il più possibile denaro su denaro. Che importa se questo è frutto di strozzinaggio?
Io devo pensare alla mia vita!
Io voglio essere felice e solo i soldi danno la felicità!

Ero seduto al banco delle imposte.
Ero seduto solo a quel banco.
Ogni musica dolce era sparita dalla mia vita: la musica del sorriso, la musica dell’amore, la musica della serenità del cuore. Tutte cose da deboli! Non avevo tempo da perdere, io dovevo contare  e ricontare i miei soldi.

Ero seduto al banco delle imposte.
Pensavo di fare in fretta quella mattina: riscuotere il dovuto, riempire le mie tasche e andare, chiudendo gli orecchi a quel fastidioso e petulante pianto che si alzava da quella misera folla in fila per pagare.

Ero seduto al banco delle imposte.
Ecco, un ombra oscura il mio taccuino delle entrate, alzo lo sguardo e una parola illumina il mio cuore: “Seguimi!”.

Ero seduto ai bordi della vita. Tu mi hai raggiunto lì dove la mia cecità mi aveva bloccato. Mi hai riconosciuto come tuo amico e mi hai chiamato per nome.

Tu, Signore, sei luce, Tu rischiari le mie tenebre.
Tu fai scendere il balsamo del tuo amore e nessuno ha più paura di riconoscersi e di dichiararsi apertamente peccatore, perché  Tu, medico mandato dal Padre, ci ripeti che  non sono i sani ad avere bisogno del medico, ma i malati.

Signore Gesù, che la mia presunta giustizia, il mio luccicante sentirci  a posto, non interponga una distanza tra me  e te.
Sono io lo strozzino di turno seduto al banco delle imposte, ma Tu oggi mi guardi, mi ami e mi chiami!

Oggi il Signore viene a pranzo a casa mia!
Questa è la notizia folle che nessuna agenzia giornalistica trasmetterà mai, ma questa è la notizia vitale per ciascuno di noi quando permettiamo che avvenga.

Questa è la settimana del banchetto: Dio entra nella nostra casa, accogliamolo! Lui non teme di farsi amico dei pubblicani e dei peccatori. Dove c’è schiettezza nel riconoscere il proprio errore c’è possibilità di un pranzo di vita nuova.

Signore, io non voglio che il mio amore per te sia come una nube del mattino che attraversa l’orizzonte per qualche minuto e poi sparisce. Non voglio donarti un amore che abbia il peso di una rugiada che svanisce con il sorgere dell’alba (cfr  Os 6,3).

Affrettiamoci a lasciarci conoscere dal Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora! (Os 6,3)

Le  vostre Sorelle Carmelitane

 

 
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